Tastiera a farfalla: uno dei più grandi fallimenti di Apple.

Un tastiera bellissima ma fonte di un’infinità di problemi
Il mio MacBook Pro 13” TouchBar del 2017 è una piccola macchina da guerra: leggero e potente, si adatta ad ogni compito e ad ogni situazione alla perfezione. Non c’è nulla che possa davvero impensierirlo; e se sul posto di lavoro c’è un monitor esterno da affiancare come estensione del suo splendido display retina, o magari un iPad da usare in modalità Sidecar, allora non ti ferma più nessuno.

Ecco cosa mi sarebbe piaciuto scrivere parlando del mio MacBook Pro. Purtroppo la realtà è diversa, la famigerata tastiera a farfalla mi ha creato problemi nel momento sbagliato, proprio quando avevo bisogno di scrivere molto ed in maniera efficiente. Per comprometterne il funzionamento, come ormai è risaputo, è stato sufficiente che qualche granello di polvere si insinuasse sotto ai tasti. Nel mio caso la lettera “g” anche se premuta con decisione veniva saltata, mentre la “b” spesso veniva stampata due volte.

Comandi al terminale errati, programmi che non compilavano, documenti con un infinità di parole sottolineate dal correttore ortografico di Word: una carneficina; ‘na Cambogia come direbbero gli amici romani.

 Il supporto Apple, alla sua pagina https://support.apple.com/it-it/HT205662, spiega come pulire la tastiera usando una bomboletta di aria compressa, ma quando si deve lavorare, specialmente in certe situazioni, attuare la procedura consigliata è improponibile. Il consiglio che posso darvi, nel caso dobbiate svolgere un compito delicato, è di fare la pulizia prima di iniziare la sessione di lavoro ed incrociare le dita sperando che vada tutto per il meglio. Nel mio caso il problema non è stato bloccante, ma ha sicuramente rallentato il mio lavoro e influito negativamente sulla mia capacità di concentrazione.

 

Per mitigare il problema creato agli utenti Apple ha predisposto un programma di assistenza in garanzia che copre i malfunzionamenti della tastiera per quattro anni dalla data di acquisto; i modelli che possono usufruirne sono:

• MacBook (Retina, 12 pollici, inizio 2015)

• MacBook (Retina, 12 pollici, inizio 2016)

• MacBook (Retina, 12 pollici, 2017)

• MacBook Air (Retina, 13 pollici, 2018)

• MacBook Air (Retina, 13 pollici, 2019)

• MacBook Pro (13 pollici, 2016, due porte Thunderbolt 3)

• MacBook Pro (13 pollici, 2017, due porte Thunderbolt 3)

• MacBook Pro (13 pollici, 2019, due porte Thunderbolt 3)

• MacBook Pro (13 pollici, 2016, quattro porte Thunderbolt 3)

• MacBook Pro (13 pollici, 2017, quattro porte Thunderbolt 3)

• MacBook Pro (15 pollici, 2016)

• MacBook Pro (15 pollici, 2017)

• MacBook Pro (13 pollici, 2018, quattro porte Thunderbolt 3)

• MacBook Pro (15 pollici, 2018)

• MacBook Pro (13 pollici, 2019, quattro porte Thunderbolt 3)

• MacBook Pro (15 pollici, 2019)

Il programma prevede la sostituzione dell’intero top case che incorpora la tastiera, ma a quanto ci è dato di sapere la tastiera sostituita sarà identica alla precedente e quindi i problemi potrebbero ripresentarsi.

Insomma, se vi serve un MacBook nuovo l’unico che ci sentiamo di consigliarvi è il MacBook Pro da 16” sul quale è stata reintrodotta la tastiera a forbice, altrimenti, come abbiamo già scritto in un post precedente, considerate l’opportunità di acquistare un MacBook Pro usato prodotto prima del 2016 (2015 per MacBook), anno in cui è stata introdotta la famigerata tastiera a farfalla.

Claudio Di Tursi

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MacBook Pro o MacBook Air?

Meglio MacBook Pro o Macbook Air

MacBook Air o MacBook Pro

 

Nelle community a tema Apple spesso i nuovi utenti, volendo acquistare un portatile della mela, chiedono se sia i meglio acquistare un MacBook Air oppure un MacBook Pro.
A questo punto si scatena la tifoseria organizzata delle due fazioni che portando argomentazioni fantasiose, a volte anche bizzarre, cerca di convincere il malcapitato ad acquistare l’una o l’altra tipologia.

Prima che la situazione diventi ingovernabile facciamo un po’ di chiarezza.

1. introduzione
le informazioni che leggerete su questo articolo non riguardano modelli specifici ma le caratteristiche tecniche di due famiglie di prodotti ben distinte per architettura interna, materiali utilizzati e prestazioni. Le considerazioni qui formulate, quindi, sono valide per i prodotti recenti e, nella maggior parte dei casi, anche per quelli meno recenti appartenenti alla stessa serie.

2. Lo schermo
Iniziamo dalle banalità, se avete bisogno di uno schermo più grande, quella del MacBook Pro allora è una scelta obbligata: solo la linea Pro offre la diagonale da 16”. Va detto, poi, che pur essendo gli schermi del Pro da 13” e dell’Air due retina True Tone da 13” pollici che alla risoluzione di 2560 X1600 fanno 227 punti per pollice, la luminosità del pro è superiore rispetto a quella dell’Air: 550 nit il Pro, 400 scarsi l’Air.

3. La scheda Grafica
la scheda grafica grafica nei MacBook Air è integrata, mentre Nei MacBook Pro da 16” ed in quello da 15”, ormai fuori listino, ad affiancare la scheda grafica integrata può esserci, se scelta in fase di configurazione, una scheda grafica dedicata. Una scheda grafica integrata è realizzata sulla stessa piastra che ospita la CPU, ha a disposizione un quantità di memoria dell’ordine dei centinaia di MB ma per le sue necessità può usare anche la memoria di sistema attraverso la CPU.
La scheda grafica dedicata ha una memoria ad accesso rapido dell’ordine dei Gigabyte a sua completa disposizione ed una GPU ( processore grafico) multicore in grado di gestire programmi di elaborazione grafica pesanti su più schermi ed è una scelta obbligata per chi fa montaggio video a livello professionale.
Il fatto che sia l’Air sia il Pro, nelle sue configurazioni base, dispongano solo di una scheda grafica integrata, non significa che le prestazioni saranno le stesse. Le schede che equipaggiano idue modelli sono di classi differenti, ma, soprattutto, diverso è il TDP che nella serie Pro è circa il doppio di quello della serie Air. Il TDP è uno dei fattori che maggiormente influenzano le prestazioni dei computer, specialmente dei portatili. Ne parliamo diffusamente nel prossimo capitolo.

4. L’impianto di raffreddamento e il TDP
“Il Thermal Design Power (TDP) rappresenta un’indicazione del calore dissipato da un microprocessore, che il sistema di raffreddamento dovrà smaltire per mantenere la temperatura del processore stesso entro una soglia limite di sicurezza per i propri componenti. La sua unità di misura è il watt.” (Wikipedia).
Quando il processore non riesce a dissipare il calore prodotto, per proteggere i suoi preziosi circuiti diminuisce la frequenza operativa con un conseguente calo di prestazioni. Quando la temperatura scende sotto i livelli di guardia, la frequenza risale. Questo ciclo di operazioni, quando sono molto ravvicinate, prende il nome di Thermal Throttling. Una CPU con un TDP più elevato può garantire una potenza di elaborazione maggiore, a patto che il suo impianto di raffreddamento sia in grado di dissipare il calore prodotto dal processore. I processori che equipaggiano i MacBook Air hanno un TDP di 7 WATT, quelli che equipaggiano la serie Pro, hanno un TDP di almeno 28 WATT. L’impianto di raffreddamento dei MacBook Pro è in grado di raffreddare adeguatamente la CPU e la GPU non solo alla frequenza normale, ma anche quando la CPU raggiunge la frequenza di boost che viene mantenuta per tutto il tempo necessario a portare a termine il compito gravoso che le è stato affidato, sia esso un rendering o l’esportazione finale dopo il montaggio di un filmato. Naturalmente anche nei MacBook Air si sta attenti alle prestazioni portando al limite le frequenze di funzionamento, ma le frequenze raggiungibili sono minori e possono essere mantenute per minor tempo.

5. La CPU
Le CPU che equipaggiano le versioni professionali dei notebook della mela sono più potenti anche quando appartengono alla stessa serie in quanto, come abbiamo visto, hanno un TDP più elevato, fatto che che gli consente di raggiungere frequenze di lavoro più alte, e sono montate su uno chassis permette di dissipare in maniera efficiente il calore prodotto anche alla frequenza di boost che può essere mantenuta per tutto il tempo necessario. In fase di configurazione, inoltre, la scelta è più ampia e comprende i processori delle serie a più alte prefazionanti.

6. La memoria RAM e lo Storage
La serie Pro può essere equipaggiata, in fase di configurazione, di quantitativi maggiori di memoria Ram e di massa. Attualmente, la RAM può arrivare a 64GB e lo Storage su SSD a 8TB, valori eccezionali, per un notebook. La serie Air attualmente può avere fino a 16 GB di RAM e fino a 1TB di Storage su SSD, vaori comunque di tutto rispetto.

7. Aggiornabilità
Sotto questo punto di vista la serie Pro e la serie Air si equivalgono: nessuna parte è sostituibile, CPU,GPU, memorie Ram e dischi sono saldati sulla scheda madre. Un fatto ce spinge gli utenti a “pompare” un po’ di più le macchine in fase di configurazione.

8. I prezzi
Naturalmente l’acquisto di un computer della serie Pro va ponderato. Avere un computer con una potenza enorme ed utilizzarlo esclusivamente per la navigazione in rete, i social ed il pacchetto Office è uno spreco che si traduce in un aumento di prestazioni minimo. Diverso è il caso di chi debba produrre avanzati lavori di grafica o prodotti multimediali professionali, in questi casi l’acquisto di un MacBook Pro è d’obbligo.

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