Il MacBook Pro 16” scalda se usato con monitor esterni: le possibili soluzioni al problema

Un ringraziamento particolare

Prima di iniziare ad affrontare l’argomento de questo articolo, desideriamo ringraziare il nostro lettore Alessandro Fiorini che ci ha fornito assistenza e riscontri oggettivi con professionalità e competenza. Senza il suo aiuto scrivere questo post sarebbe stato molto più difficile.

 

Il MacBook Pro da 16″ scalda se usato con un monitor esterno

Il MacBook Pro da 16” è stato presentato il 13 novembre 2019 come sostituto del MacBook Pro 15”.

Le novità che ha portato erano molto attese. Oltre allo schermo da 16”, praticamente con lo stesso ingombro del  15”, è  stata finalmente sostituita la terribile tastiera a farfalla con la tradizionale Magic Keyboard leggermente rivista, una garanzia di affidabilità. La possibilità di potere configurare questa autentica dream  machine con processori i9 di nona generazione, la rende una macchina ancora più appetibile per i tanti professionisti della grafica e della sviluppo. Non dimentichiamo, inoltre  che questa macchina è ancora la scelta obbligata per chi voglia fare girare in maniera nativa e quindi affidabile Windows e, probabilmente, lo sarà ancora per molto tempo. 

Nella tabella le caratteristiche chiave del MacBook Pro 16″

Processore • i7-9750H 6-core a 2,6 GHz (Turbo Boost fino a 4,5GHz)

• i9-9980HK 8-core a 2,4 GHz (Turbo Boost fino a 5GHz)

• i9-9880H 8-core a 2,3 GHz (Turbo Boost fino a 4,8GHz)

• i9-9980HK 8-core a 2,4 GHz (Turbo Boost fino a 5GHz)

Archiviazione Unità SSD da 512 GB

Configurabile con unità SSD da 1, 2, 4 o 8 TB

Unità SSD da 1 TB

Configurabile con unità SSD da 2, 4 o 8 TB

Schermo Display Retina da 16″ con retroilluminazione LED e tecnologia IPS; risoluzione 3072×1920 a 226ppi
Memoria 16 GB di memoria DDR4 a 2666MHz (configurabile con 32 o 64 GB di memoria)
Grafica Intel UHD Graphics 630 + AMD Radeon Pro 5300M con 4 GB di memoria GDDR6 (configurabile con AMD Radeon Pro 5500 con 4 o 8 GB di memoria GDDR6) Intel UHD Graphics 630 + AMD Radeon Pro 5500M con 4 GB di memoria GDDR6 (configurabile con AMD Radeon Pro 5500M con 8 GB di memoria GDDR6)

Tra i problemi che si sarebbero dovuti risolvere con questa macchina c’era sicuramente la scarsa efficienza dell’impianto di raffreddamento, che nei MacBook Pro 15” del 2018 con processore i9 si era rivelato insufficiente portando al thermal throttling. Nelle nuove macchine in effetti, a causa di una rivisitazione dell’impianto di raffreddamento e della maggiore efficienza energetica dei processori Intel di nona generazione rispetto a quelli di ottava, il problema per quando riguarda la cpu è stato risolto ma, purtroppo, i problemi dovuti al surriscaldamento sono tutt’altro che finiti.

Il Surriscaldamento delle GPU AMD quando si collega un monitor esterno

Collegando un monitor esterno al MacBook avviene immediatamente il passaggio dalla gestione della GPU integrata, la Intel Graphics 630, alla GPU AMD Radeon 5300 o 5500 e questo provoca un surriscaldamento quasi immediato.  Con entrambe le versioni della GPU, e con entrambi i processori, il MacBook inizia a scaldare tantissimo, qualunque siano i monitor e comunque siano collegati. 

Il problema si presenta in forma leggermente minore se la risoluzione del monitor esterno è pari a quella del display integrato, ma è comunque presente. 

Non c’è professionista della fotografia, del montaggio video o dello sviluppo che non usi due o addirittura tre monitor per lavorare, e sentire le ventole del MacBook Pro girare a palla anche quando non sta facendo nulla è veramente fastidioso. Il semplice fatto di collegare un monitor esterno,  con la CPU intenta a girarsi i pollici, provoca un consumo di 20 watt, con le temperature che si alzano e le ventole che si iniziano a sentire distintamente. Quando il carico di lavoro aumenta, anche leggermente, le ventole schizzano al massimo, cosa che in molti considerano insopportabile. Il case in alluminio del MacBook diventa caldo al tatto e questo fatto, com’è logico, è fonte di preoccupazione per gli utenti che spesso si concentrano su questa problematica invece di dedicarsi alla specifica attività che stavano svolgendo. Il maggiore consumo energetico, inoltre, ha grosse ripercussioni sull’autonomia della batteria e comunque le alte temperature diminuiscono sensibilmente il periodo di vita utile di questo componente.

La circostanza che desta addirittura irritazione è che lo stesso MacBook, con gli stessi monitor collegati, sotto Windows non scalda affatto. Questo significa una sola cosa: AMD deve rilasciare un aggiornamento dei driver per le sue schede grafiche in ambiente MacOS e deve farlo presto.

Nel paragrafo successivo illustreremo alcune soluzioni, va detto che queste sono applicabili anche ai MacBook Pro con GPU discreta prodotti negli anni precedenti che soffrono dello stesso problema sia pur in maniera minore.

Le soluzioni

Sono diverse le soluzioni che possono mitigare il problema.

  • Aggiornamento del sistema operativo
    Prendetela con le pinze, dalla prima versione di Catalina in poi fare un aggiornamento di MacOS sta diventando un piccolo incubo, ma pare che in questo caso porti ad un miglioramento della situazione.
    ATTENZIONE: FARE UN BACKUP COMPLETO PRIMA DELL’AGGIORNAMENTO DI MACOS È ASSOLUTAMENTE CONSIGLIATO! 
  • Reset SMC e PRAM
    Il System Management Controller (SMC) è responsabile, tra l’altro, della gestione energetica e del sistema di raffreddamento del MacBook e va resettato ogni volta che si palesano problemi relativi all’hardware e ad ogni aggiornamento del sistema operativo. La PRAM, invece, mantiene preferenze dell’utente riguardo ai livelli di luminosità, volume ed altre impostazioni. Resettarla non fa mai male. Clicca qui per una guida al reset di SMC e PRAM
  • Usare il MacBook a Coperchio Chiuso.
    La modalità di utilizzo a coperchio chiuso  risolve effettivamente il problema del surriscaldamento. Usare il MacBook Pro a coperchio chiuso è un’esperienza della quale, una volta provata, non si può più fare a meno. Si tratta di dotarsi, oltre al monitor, che se siete qui a leggere questo post sicuramente già avete,  di una tastiera, di un mouse e/o di una track pad e, soprattutto, di una docking station o di un HUB USB-C al quale collegare il MacBook che potrà così essere usato col coperchio chiuso. La cosa è indubbiamente pratica, perché collegando  un solo cavo USB-C il MacBook è immediatamente operativo, e professionale, perché utilizzare una tastiera esterna, per quanto sia validissima la Magic Keyboard integrata, aiuta sicuramente  la digitazione. La tastiera che ha più senso usare è sicuramente una Magic Keyboard con tastierino numerico o se si preferisce per questioni di spazio una Magic Keyboard 2 senza tastierino numerico.  Il Magic Mouse Apple Argento   o Grigio Siderale può essere affiancato o sostituito da un comodissimo Magic Trackpad anch’esso  argento  o Grigio Siderale. Sono Comunque tantissime le soluzioni per tastiera e mouse Mac compatibili che si possono trovare su Amazon a prezzi più abbordabili e che sono comunque di buona qualità. Per quanto riguarda le Docking Station per MacBook, una delle più versatili e professionali è la Belkin che permette la connessione di due monitor 4k: uno sulla porta Thunderbolt 3, ed uno sulla Display Port. Questa Docking Station, oltre alla porta Thunderbolt 3, alla quale può essere  collegato, oltre al monitor, qualunque dispositivo compatibile anche in cascata, dispone di una porta GB Ethernet, una porta USB-C 3.1, una porta USB-A 3.1, quattro porte USB-A 3.0, un lettore di schede SD, un ingresso/uscita audio ed una porta di alimentazione per il MacBook capace di erogare 85 Watt.Gli Hub USB-C, tra i quali ci sentiamo di consigliarvi il SATECHI , costituiscono una soluzione comunque valida ma meno professionale, in quanto non gestiscono due monitor contemporaneamente. A questi dispositivi abbiamo dedicato un post specifico qualche tempo fa che vi consigliamo leggere per alcuni  particolari inerenti ai disturbi in radio frequenza che possono inficiare le comunicazioni wireless a 2,4 GHZ; un problema comune alle  apparecchiature di questo tipo soprattutto quando sono a basso costo.
  • Utilizzo di applicazioni di terze parti  per diminuire la frequenza operativa e regolare il regime di rotazione delle ventole
    Quando il processore deve affrontare un compito gravoso aumenta la frequenza operativa fino al massimo consentito in modo da eseguire un maggior numero di operazioni nell’unità di tempo. Nei computer di fascia bassa questo comportamento, che in ambito Intel prende il nome di “Turbo Boost del processore”, dura pochi secondi. Le  temperature della CPU, infatti, tendono a salire con l’aumentare della frequenza operativa e se l’impianto di raffreddamento non riesce a smaltire il surplus di calore prodotto, il processore entra in protezione abbassando la frequenza. I computer di fascia alta, in particolare i MacBook Pro che sono famosi per questo, mantengono la frequenza di Boost per tutto il tempo necessario a completare le operazioni.
    Esistono applicazioni come   Turbo Boost Switcher che sono in grado di fare in modo che il processore non passi mai alla frequenza di boost, cosa che diminuisce sicuramente il calore prodotto.
    Un’altra categoria di applicazioni permette di impostare il regime di rotazione delle ventole secondo profili definiti dall’utente che seguono determinate strategie in funzione dei diversi scenari operativi. Tra queste il prodotto leader è sicuramente Macs Fan Control.
    Noi di ApplePhilosophy riteniamo che questo tipo di applicazioni entrino troppo nel merito di gestioni che dovrebbero essere a totale appannaggio del sistema operativo e non ci sentiamo di consigliarle. Pensiamo che nessuna applicazione possa gestire  meglio di MacOS ventole, frequenze del processore e quant’altro abbia a che fare con l’hardware del Mac. Siamo sicuri che in molti non saranno d’accordo, ma questa è la nostra Apple Philosophy.

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