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«Dati di sistema» su Mac: cosa sono e come ridurne le dimensioni

Introduzione

Sulle pagine dei social relative al mondo Apple, capita spesso di imbattersi in post di utenti che lamentano il crescere a dismisura della voce relativa allo spazio occupato dai «Dati di sistema» nel report che analizza l’utilizzo dello spazio sull’SSD del Mac. Con questo post voglio fare chiarezza su un argomento che spesso genera frustrazione tra i possessori del Mac e indicare alcuni rimedi che ho sperimentato direttamente e che possono aiutarvi a liberare una porzione importante di quei famigerati gigabyte.
Partirò da una descrizione del contenuto di questa categoria di dati, funzionale a comprendere le modalità di intervento, e successivamente vi indicherò alcuni comandi e proseguirò con una serie di comandi utili a  ridurla.

Cosa sono i “Dati di sistema”

Per accedere alla voce che analizza lo spazio occupato dati dati di sistema, andate in Impostazioni di sistema>Generali>Spazio: vi troverete davanti ad una schermata simile.

Dati di sistema
La rappresentazione grafica dell’occupazione dello spazio su macOS

Non si tratta dell’indicazione dello spazio occupato dai dati contenuti in un’unica. La voce «Dati di sistema» è una categoria che racchiude quei dati non altrimenti categorizzatili. La definizione ufficiale di Apple è che System Data è una categoria generica che misura lo spazio occupato da tutti i file Apple e di terze parti che non rientrano in una categoria più specifica (Applicazioni, Documenti, Foto, iCloud Drive, ecc.). In pratica è il “resto”: tutto ciò che macOS non sa come classificare finisce lì dentro. In buona sostanza, raccoglie cache, backup e file temporanei e, con le dovute cautele, può essere ridotta in sicurezza.

Quanto dovrebbero occupare i “Dati di sistema”?

Come avrete capito, non esiste una dimensione standard per questi dati, lo spazio che occupano dipende dall’utilizzo che ciascuno fa del computer. In genere, vale la pena di preoccuparsi se la dimensione supera i 50GB.

A titolo puramente indicativo, visto che Apple non pubblica alcun valore ufficiale, si può considerare fisiologica una fascia compresa tra i 15 e i 30 GB, mentre oltre i 50 GB vale la pena indagare. Ma il numero, da solo, dice poco. Il parametro davvero significativo non è quanto occupano i Dati di sistema, bensì quanto spazio libero vi resta: 50 GB su un disco da 2 TB sono trascurabili, gli stessi 50 GB su un MacBook Air da 256 GB possono appresentare, invece, un problema, quando, ad esempio, non si ha lo spazio per effettuare l’installazione di un aggiornamento di macOS.

Una precisazione importante prima di allarmarsi: la voce «Dati di sistema» tende a gonfiarsi temporaneamente subito dopo aver spostato o eliminato grandi quantità di file, per via degli snapshot che macOS crea automaticamente (ne parleremo tra poco). In questi casi non c’è nulla da fare: attendendo qualche minuto, o riavviando, il valore rientra da sé. Il campanello d’allarme vero suona solo quando la dimensione resta elevata in modo stabile nel tempo, senza scendere: è allora che conviene passare ai rimedi.

Come diminuire lo spazio occupato dai dati di sistema

Prima di eseguire qualsiasi comando,  fate un backup. Alcuni file conteggiati in questa categoria sono essenziali per il sistema, e cancellare quelli sbagliati può causare instabilità, perdita di dati o addirittura impedire l’avvio del Mac. Prima di fare il backup, però vi consiglio due accorgimenti.

  1.  svuotate il Cestino. I file che vi trascinate continuano a occupare spazio — e a essere conteggiati — finché il Cestino non viene svuotato.
  2. riavviate in modalità sicura premendo il tasto Shift durante il riavvio, se avete un Mac con processore Intel. Sui Mac con Apple Silicon bisogna spegnere il Mac, tenere premuto il pulsante di accensione fino alla comparsa delle opzioni di avvio, selezionare il disco e poi tenere premuto Maiuscole facendo clic su “Continua in modalità sicura”. Un riavvio con questa modalità libera file di cache temporanei che macOS ricrea solo quando servono,  non di rado fa già scendere il valore incriminato di parecchi gigabyte senza altre operazioni.

Eliminiamo gli snapshot APFS di Time Machine

Nella stragrande maggioranza dei casi in cui i Dati di sistema superano abbondantemente i 100 GB, il colpevole è uno solo: gli snapshot locali di Time Machine. Sono copie dello stato del disco che macOS crea sull’unità interna (anche quando il disco di backup esterno non è collegato) per permettervi di recuperare i file. Il problema è che, se cancellate molti dati, lo spazio non viene liberato: viene “congelato” dentro lo snapshot. Ecco perché eliminare file non sempre restituisce spazio.
Per elencare gli snapshot digitate al terminale:

tmutil listlocalsnapshots /

Otterrete un elenco di voci nel formato com.apple.TimeMachine.2026-07-10-123456.local. A questo punto avete tre strade, in ordine crescente di eleganza.

Cancellazione manuale, uno per uno. Precisa ma tediosa se ne avete molti:

sudo tmutil deletelocalsnapshots 2026-07-10-123456

(indicate solo la parte con data e ora, non il prefisso com.apple.TimeMachine.).

Assottigliamento mirato:

si tratta di un il comando che pochi conoscono. Invece di cancellarli a mano, potete chiedere a macOS di liberare una quantità precisa di spazio, lasciando intatti gli snapshot più recenti. La sintassi è:

tmutil thinlocalsnapshots <punto_di_mount> [byte_da_liberare] [urgenza]

Per liberare, ad esempio, 20 GB dal volume di avvio:

tmutil thinlocalsnapshots / 20000000000 1

Il secondo parametro è la quantità da recuperare espressa in byte (20 miliardi ≈ 20 GB); il terzo è l’urgenza, un valore da 1 a 4. Una nota di onestà: la documentazione Apple è ambigua su quale estremo sia il più aggressivo, ma la mia esperienza — confermata da diversi test in rete — è che il valore 1 agisce in modo più deciso e immediato, eliminando per primi gli snapshot più grandi. Se al primo tentativo non viene liberato nulla, aumentate la quantità di byte o cambiate il valore di urgenza.

Disattivazione degli snapshot automatici

Se il problema è ricorrente, conviene impedire a Time Machine di ricreare gli snapshot in continuazione. Il vecchio comando tmutil disablelocal è deprecato e non funziona più nelle versioni moderne di macOS: diffidate delle guide che ancora lo riportano. Il metodo corretto e supportato è dall’interfaccia: collegate il disco deputato al backup con Time Machine, andate su Impostazioni di Sistema ▸ Generali ▸ Time Machine ▸ Opzioni, e impostate Frequenza di backup su Manualmente. Nel giro di pochi minuti macOS eliminerà da sé gli snapshot locali esistenti. Resterete comunque protetti dal backup completo sul disco esterno; l’unico compromesso è che non potrete recuperare file tramite Time Machine quando il disco esterno non è collegato.

Time Machine
Time Machine – impostare la frequenza di backup su manuale.

Un’alternativa per chi non ama il Terminale: gli stessi snapshot sono visibili e cancellabili anche da Utility Disco, selezionando Macintosh HD e attivando Vista ▸ Mostra snapshot APFS.

 

Cache utente e di sistema

Il secondo grande accumulatore sono le cache. Si trovano in tre punti:
~/Library/Caches: è cache delle app dell’utente
/Library/Caches: è cache di sistema
/private/var/folders: racchiude i file  temporanei di sistema
Si tratta di file rigenerabili: il sistema e le applicazioni li ricostruiscono quando servono, quindi potete svuotarne il contenuto con discrezione — svuotate le cartelle dentro Caches, non le cartelle stesse. Il mio consiglio è di procedere selettivamente, cartella per cartella. Un caso reale di pulizia mirata di /private/var/folders ha portato quella singola directory da 69 GB a 2,6 GB.
Una via ancora più pulita per le sole cache di sistema, come abbiamo visto,  è l’avvio in modalità sicura: riavviando con la modalità provvisoria, macOS ripulisce automaticamente determinate cache di sistema, che verranno poi ricreate all’occorrenza. È un intervento a rischio zero, per questo ho proposto di farlo prima di effettuare il backup.

Il caso specifico di grafica e montaggio video

Chi lavora con Final Cut Pro, Premiere Pro, DaVinci Resolve o After Effects vede questa categoria gonfiarsi più di rapidamente, per via delle cache di render, dei file proxy e dei media ottimizzati. Qui il rimedio migliore non passa dal Terminale: conviene usare il comando dedicato dentro l’applicazione. In Final Cut Pro, ad esempio, si seleziona la libreria e si sceglie File ▸ Elimina file clip generati, spuntando Render Files, Optimized Media e Proxy Media. Sono tutti file rigenerabili: eliminandoli non intaccate né il girato originale né il progetto. Per Photoshop, fate attenzione alle Document Versions e allo scratch disk, gestibili dalle preferenze dell’app.

Residui di aggiornamenti, installer e backup dei dispositivi

Altri accumuli meno vistosi ma frequenti: i file .dmg e gli installer dimenticati in Download; i residui degli aggiornamenti di macOS in /Library/Updates e l’eventuale Install macOS [versione].app in Applicazioni; i backup di iPhone e iPad creati sul Mac, che possono pesare decine di gigabyte. Vale la pena passarli in rassegna. Sul terminale digitate:

ls -lh ~/Library/Application\ Support/MobileSync/Backup/

questa istruzione elenca eventuali file di backup del vostro iPhone. Sta a voi decidere se vi servono o meno. Certo è che si tratta di una voce che aumenta di molto lo spazio occupato dai dati di sistema.

Con l’istruzione

du -sh /Library/Updates 2>/dev/null

Ricaviamo lo spazio occupato dagli aggiornamenti di macOS

Se le dimensioni sono ingenti, significa che non abbiamo effettuato un aggiornamento di macOS già scaricato o che l’aggiornamento non è riuscito.

La soluzione consiste nel far l’aggiornamento se non si è ancora provveduto o riscaricarlo e rieffettuarlo se non è andato a buon fine.

A mali estremi, estremi rimedi 

Se nulla di tutto questo ha ridotto la categoria in modo apprezzabile – evenienza rara – resta l’ultima spiaggia: l’installazione pulita di macOS. È un intervento radicale, che azzera il disco e reinstalla il sistema da zero, e va affrontato con un accorgimento preciso. Non dovrete ripristinare il backup in modo integrale, ma in modo selettivo, recuperando i soli documenti di pertinenza di ciascuna applicazione: ripristinare l’intero backup, infatti, significherebbe reimportare insieme ai vostri dati anche la stessa situazione di partenza — compresa la crescita abnorme dei «Dati di sistema» che vi aveva spinto a formattare. Sarebbe fatica sprecata.
Il modo più comodo e sicuro per ottenere un ripristino selettivo è affidarsi alla sincronizzazione su iCloud, predisposta prima di formattare.

Il ripristino più conveniente: quello derivante dalla sincronizzazione di iCloud

Tenendo i vostri documenti e le vostre foto sincronizzati su iCloud otterrete due vantaggi. Il primo, immediato, è l’accesso alle stesse informazioni da qualsiasi dispositivo Apple in vostro possesso. Il secondo emerge proprio in caso di installazione pulita: una volta reinstallato il sistema, vi basterà accedere con il vostro ID Apple e reinstallare le applicazioni che vi servono per ritrovare, dopo pochi minuti, i documenti esattamente com’erano prima della formattazione — senza trascinarvi dietro cache, file temporanei e residui che gonfiavano i Dati di sistema.

Come attivare la sincronizzazione, funzione per funzione

Il punto di partenza è sempre lo stesso. Aprite Impostazioni di Sistema e fate clic sul vostro nome, in cima alla barra laterale; poi selezionate iCloud. Da qui, per ciascuna funzione, il meccanismo è quello di attivare l’interruttore «Sincronizza questo Mac» (nelle voci in cui non compare, troverete un più diretto Attiva). Se una funzione non è visibile nell’elenco, fate clic su Mostra tutto.
Foto.
In iCloud fate clic su Foto e attivate Sincronizza questo Mac. All’interno delle impostazioni di Foto potrete scegliere tra due comportamenti: Scarica originali su questo Mac, che tiene le versioni a piena risoluzione sia in locale sia in cloud, e Ottimizza archiviazione Mac, che conserva localmente versioni più leggere quando lo spazio scarseggia, lasciando gli originali in iCloud. La seconda opzione è quella pensata per risparmiare spazio.
Scrivania e Documenti.
Sempre in iCloud, aprite Drive e attivate la sincronizzazione delle cartelle Scrivania e Documenti. Un avviso importante e attuale: diversi aggiornamenti recenti di Tahoe hanno modificato queste impostazioni senza preavviso — in almeno un caso l’aggiornamento ha disattivato la sincronizzazione di Scrivania e Documenti e attivato «Ottimizza archiviazione» di propria iniziativa. Vale quindi la pena, dopo ogni aggiornamento di sistema, ricontrollare che la configurazione sia ancora quella desiderata.
Note.
Nell’elenco delle funzioni iCloud, attivate l’interruttore corrispondente a Note: da quel momento gli appunti verranno mantenuti allineati su tutti i vostri dispositivi.
Mail.
Attivate Mail tra le funzioni iCloud per sincronizzare la casella di posta iCloud e la sua organizzazione. Attenzione a un punto che confonde molti: questa opzione riguarda l’account di posta @icloud.com; gli account di terze parti (Gmail, aziendali, PEC) restano gestiti dai rispettivi server e si configurano altrove, in Impostazioni di Sistema ▸ Account Internet.
Messaggi.
Attivate Messaggi in iCloud per conservare in cloud l’intera cronologia delle conversazioni e dei relativi allegati. Oltre a ritrovarla intatta dopo il ripristino, questa opzione ha un effetto collaterale gradito: gli allegati pesanti non restano a occupare spazio solo sul Mac.
Password.
La sincronizzazione delle credenziali si attiva dalla voce Password e Portachiavi (che alimenta l’app Password). Una nota tecnica: se il vostro ID Apple usa l’autenticazione a due fattori e il Mac richiede una password di accesso, l’attivazione del Portachiavi iCloud si completa automaticamente nel momento in cui abilitate questa voce.
Tutte le altre applicazioni.
Nella schermata di iCloud, alla voce Drive, troverete l’elenco completo delle applicazioni che stanno sincronizzando i propri documenti, ciascuna con il proprio interruttore: potete abilitarle in blocco o selettivamente. È facendo così che ritroverete, dopo il ripristino, i dati delle vostre App senza doverli reimportare a mano.

Usa un App specifica per disinstallare i programmi

Una raccomandazione importante, spesso trascurata: non disinstallate i programmi trascinandone semplicemente l’icona nel Cestino. L’installazione di un’app comporta la scrittura di numerosi file di supporto in punti diversi del file system — nelle cartelle Libreria, nell’area riservata alle preferenze, nelle cache, nei log. Cestinando la sola applicazione, tutti questi frammenti restano sul disco, orfani e invisibili, a occupare spazio prezioso e a ingrossare, nel tempo, proprio i «Dati di sistema».
La soluzione è affidarsi a un disinstallatore dedicato. Il mio consiglio è AppCleaner di FreeMacSoft, un’utility storica, completamente gratuita e priva di pubblicità, che potete scaricare dal sito ufficiale: https://freemacsoft.net/appcleaner/. Nonostante la scheda ufficiale dichiari il supporto fino a macOS Sequoia, la versione più recente (la 3.6.8) è stata provata con successo anche su macOS Tahoe, sia su Mac Apple Silicon sia su Mac Intel, e il download pesa appena una manciata di megabyte.
AppCleaner
L’uso è immediato: sarà sufficiente trascinare l’icona del programma da disinstallare nella finestra di AppCleaner perché l’utility individui, oltre all’applicazione principale, tutte le sue componenti sparse — preferenze, cache, file di supporto, log — presentandovele in un elenco con le caselle già selezionate. Un clic su Rimuovi e il programma sparisce senza lasciare residui.
Vale la pena attivare, nelle preferenze di AppCleaner, la funzione SmartDelete: una volta abilitata, l’utility resta in ascolto in background e, ogni volta che trascinate un’app nel Cestino nel modo tradizionale, compare automaticamente per proporvi di eliminare anche i file collegati. In questo modo non dovrete ricordarvi di usare AppCleaner: sarà lui a intervenire al momento giusto.

AppCleaner
AppCleaner

Conclusioni

Spero che questa guida possa esservi di aiuto e farvi recuperare qualche GigaByte di spazio prezioso.
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Claudio Di Tursi

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