MacBook Pro 2017: tante luci, poche ombre, niente lucine!


Spengo a malincuore il MacBook Pro, assillato da mia moglie che mi fa fretta per uscire. Subito dopo aver dato da menu il comando spegni, chiudo il coperchio, cosa che normalmente farebbe entrare il portatile in sospensione. Cosa starà facendo il Mac, si starà spegnendo o avrà avuto priorità la procedura di sospensione?

Il mio MacBook Pro da 13” è uno di quelli usciti nel 2017 e come il suo fratello maggiore ed i modelli usciti nei due anni precedenti non ha alcun LED di stato; hanno tolto anche la luce dal logo della mela. Insomma, se lo so stai utilizzando puoi avere accesso a tutte le informazioni con un click, ma se il coperchio è chiuso il tuo MacBook diventa un oggetto misterioso.
Si sta caricando? Ha terminato la carica? È in sospensione? Sta funzionando? Si sta scaricando? Per saperne qualcosa devi aprire il coperchio e, qualunque cosa stesse facendo, si riaccenderà.
Quanto sarebbe costato inserire un piccolo LED RBG da qualche parte che fungesse da LED di stato per l’alimentazione? E che impatto devastante avrebbe avuto sullo splendido design del MacBook Pro ?

Il nuovo MacBook Pro è una macchina versatile è potente, ma non lascia spazio a compromessi, è estrema in tutto. Sono diverse le certezze sacrificate sull’altare del design. La sua particolare sottigliezza è responsabile della sparizione delle prese USB tradizionali, delle uscite HDMI, mini display e VGA per i monitor ed i proiettori, della RJ 45 per la connessione alla LAN via cavo. Ai lati del MacBook Pro solo quatto porte Thunderbolt 3, due per lato ed il jack per cuffie. Certo, quelle quattro porte sono ultra veloci ed è possibile farci di tutto, a patto di possedere il giusto, e spesso costoso, adattatore. Quello che risulta incomprensibile è il motivo per cui la Apple, avendo effettuato una scelta così drastica, non abbia in catalogo una docking station, accessorio che è comunque disponibile da venditori di terze parti.

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La memoria RAM non è espandibile, per occupare meno spazio è saldata direttamente sulla scheda madre, bisogna deciderne bene il taglio in fase d’acquisto e stare larghi costa una fucilata. Lo stesso si può dire dell’hard disk che una volta scelto non si può cambiare: si parte da un minimo di 128 GB e si arriva ai 2 TB per la versione da 15”, ma bisogna deciderlo subito ed ogni scatto in avanti sul configuratore del sito Apple fa lievitare il prezzo notevolmente. La stessa webcam ha la risoluzione molto bassa di 1080 X 720 perché il gruppo costituito dal monitor lcd, dal vetro antiriflesso e dal guscio che protegge il tutto in cui è incastonata è sottilissimo.
Capite bene che una macchina del genere non può essere acquistata a cuor leggero, bisogna capire se veramente se ne ha bisogno e dimensionarla a dovere in fase d’acquisto. Come se non bastasse, bisogna prepararsi a mettere ancora mano al portafogli per acquistare, se necessari, alcuni adattatori.

Fatte queste considerazioni d’obbligo, bisogna dire che il MacBook Pro è una macchina eccellente. Dotato di un sistema di raffreddamento efficiente e silenzioso, può montare processori ad elevato TDP e mantenerli in overboost insieme alla GPU per tutto il tempo necessario allo svolgimento di compiti molto gravosi quali ad esempio il montaggio video. L’efficacia del sistema è tale che durante l’utilizzo normale, che sia la semplice navigazione web o l’esecuzione di un programma di elaborazione testi, le ventole neanche partono. Lo schermo retina è stupefacente per definizione, resa dei colori e luminosità; di sicuro i migliori pannelli in commercio equipaggiano la linea dei MacBook Pro. L’audio ha un’estensione dinamica ed una potenza eccezionali, se si pensa che stiamo parlando dell’impianto di un computer portatile.
La tastiera è particolare. I tasti hanno una corsa cortissima ma un feedback particolare: una volta presa l’abitudine sarà difficile sbagliare. Ogni tasto è illuminato da un Led e la luminosità varia automaticamente a seconda della luce ambiente.

La Touch bar è un valor aggiunto non secondario. Equipaggia il MacBook da 15” ed uno dei modelli da 13”, il più potente con un processore da da 28 watt, e altro non è che una striscia oled che sostituisce i tasti funzione, ai quali si può sempre accedere dato che premendo il tasto FN tutti i tasti funzione vengono rappresentati virtualmente sulla touch bar. La touch bar però cambia comandi in maniera sensibile al contesto dell’applicazione attiva in quel momento. Ad esempio, usando un programma di video scrittura, la touch bar rappresenterà comode scorciatoie per la formattazione del testo, usando un programma di messaggistica mostrerà le emoticon. Una vera e propria rivoluzione qualcosa che in alcuni casi, quando l’integrazione tra i programmi e la Touch Bar è molto spinta, come ad esempio in Final Cut, snellisce veramente il lavoro.

Il trackpad Force Touch è semplicemente rivoluzionario. Laddove i concorrenti cercano un device di puntamento che possa avvicinarsi alla facilità d’uso di un mouse, la Apple ha nuovamente rideterminato il punto di arrivo. Il trackpad è molto ampio, precisissimo nel saper rilevare le pressioni accidentali coi palmi delle mani e le tante guesture che arricchiscono l’esperienza utente. Il feedback aptico è sensazionale. Esercitando una leggera pressione si ha l’impressione di sentire scattare il trackpad sotto il nostro dito. Aumentando la forza un secondo scatto viene percepito come la conferma di avere inviato un comando contestuale, ed infatti questa sensazione viene confermata dall’interfaccia a video: se il puntatore e su una parola, ad esempio, questa viene selezionata ed il suo significato cercato sul dizionario. In realtà non ci sono complesse alchimie di micro switch sotto il trackpad, è il Taptic Engine a fornire la sensazione che il trackpad si muova fino a far scattare il click.

Insomma, una macchina robusta, innovativa, estremamente portatile e adatta a chi ha le idee chiare e può permettersi un esborso notevole a fronte di esigenze lavorative che lo giustifichino.

 

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