Non sempre chi acquista un iPhone Pro si rende conto della grande, vera, differenza tra questo e i modelli base.
La maggiore potenza del processore nell’uso tipico quotidiano si avverte poco: un po’ perché la stragrande maggioranza delle elaborazioni richieste dalle varie App, avviene sul cloud delle aziende che erogano i servizi richiesti, un po’ perché quando si eseguono applicazioni dove il processore dovrebbe spingere al massimo è facile che l’innalzamento della temperatura riduca il gap tra il nuovo Pro e l’iPhone base dell’anno prima. Naturalmente, a fare la differenza nel Pro ci sono anche lo schermo a 120 Hz e la presa USB-C che sfrutta appieno le funzionalità del protocollo, ma in pochi si accorgono o hanno bisogno di queste caratteristiche.
Alla fine, dove la distanza tra gli iPhone Pro e quelli standard è davvero incolmabile è il comparto fotografico.
Le potenzialità maggiori offerte dalla serie Pro dell’iPhone sono rivolte principalmente ai professionisti della fotografia e ai content creator che per compiere il loro lavoro necessitano di prestazioni al top. Questo post non è dedicato a questa categoria di utenti, che sicuramente conoscono le potenzialità dei loro iPhone Pro a menadito, ma a tutti quei possessori di un iPhone Pro che non sfruttano appieno le potenzialità offerte da questi device nel campo fotografico. In questo articolo mi soffermerò sulle foto, lasciando per un altro post l’approfondimento delle tecniche che stanno alla base della creazione di video professionali. I consigli che verranno dati, è bene specificarlo, saranno utili anche a chi, pur non disponendo di un iPhone Pro, voglia utilizzare al meglio la fotocamera del proprio smartphone.
Prima di iniziare, però, ci tengo a condividere con voi un pensiero che considero essenziale. Nessun consiglio tecnico, nessun trucco di ripresa, nessuna impostazione della fotocamera potrà mai sostituire ciò che dà vita a una buona fotografia: la vostra capacità di emozionarvi.
Se davanti a una scena sentirete meraviglia, rabbia, amore, solidarietà, empatia, ammirazione o persino disgusto, allora sarete nella condizione interiore giusta per racchiudere quell’emozione in un’immagine capace di parlare agli altri.
Se invece ciò che vedete nello schermo o nel mirino della reflex non vi trasmette nulla, lasciate stare: non vale la pena di premere il pulsante di scatto.
Le basi contano
Per fare buone fotografie non è strettamente necessario conoscere i concetti base dell’ottica fotografica ed i fondamenti della fotografia digitale. Ma se si vuole evitare di scattare foto a caso, confidando nella fortuna dei principiante, è meglio investire un po’ di tempo per capire i meccanismi che stanno alla base di ogni buon scatto.
Nei prossimi paragrafi tratterò con un linguaggio semplice e non tecnico alcuni argomenti ben conosciuti da chi ha fatto della fotografia la sua professione. Se non ti interessano o già li conosci, passa ai capitoli relativi a come sfruttare al meglio ciascun tipo di obiettivo: ci arrivi in un attimo utilizzando il menu qui sotto e partendo dal paragrafo “Consigli di ripresa”.
Fotografia: disegnare con la luce
Tempo di esposizione
Lunghezza focale e focale equivalente
Diaframma
Profondità di campo e iperfocale
Latitudine di posa
Il sensore
Pixel e megapixel
L’Image Signal Processor (ISP)
Fotografia computazionale
Consigli di ripresa
Ultra-grandangolo – 13 mm equivalent
Grandangolo – 24 / 28 / 35 /48 mm equivalenti
Teleobiettivo – 77 mm / 120 mm equivalenti
Modalità Macro
Lo zoom digitale
I formati di acquisizione su iPhone Pro
Fotografia: disegnare con la luce

Il termine “fotografia” deriva dal greco: phōs (luce) e graphé (scrittura). Letteralmente significa “scrivere con la luce”. La luce riflessa dalla scena che vogliamo riprendere viene convogliata dall’obiettivo sul piano della pellicola o sul sensore digitale. La pellicola è costituita da uno strato fotosensibile che si impressiona quando viene colpito dalla luce; il sensore delle moderne fotocamere digitali, invece, è formato da milioni di elementi, i cosiddetti pixel, che accumulano una carica elettrica proporzionale alla luce ricevuta. Questa carica viene poi convertita in una tensione e letta dai circuiti di elaborazione.
Nonostante le differenze fisiche, valgono alcune regole fondamentali: più luce riflette la scena da riprendere, maggiore potrà essere la velocità di ripresa e più nitida sarà la fotografia. Per impressionare la pellicola o il sensore servirà sempre una certa quantità di luce, dipendente dalla sensibilità della pellicola o del sensore, che potrà essere molta per breve tempo o poca per più tempo. Questo fa sì che che si determinino le stesse dinamiche durante la ripresa, per cui chi sapeva fotografare bene con la le macchine che utilizzavano la pellicola non ha avuto problemi nella transizione al digitale. Ad esempio, fotografando in condizioni di scarsa luminosità, le immagini risultano “sgranate” sia con la pellicola sia con una fotocamera digitale. Nella pellicola questo accade perché le emulsioni ad alta sensibilità, usate per riprese notturne, contengono cristalli di alogenuro d’argento più grandi, capaci di catturare più luce ma anche di rendere l’immagine meno fine. Nelle fotocamere digitali, invece, la mancanza di luce viene compensata aumentando la sensibilità del sensore (ISO). L’amplificazione dei segnali necessaria, però, introduce rumore elettronico che riduce la nitidezza e genera una “granulosità” simile alla grana della pellicola. In queste condizioni, infatti, i segnali elettrici prodotti dai pixel possono diventare così deboli da confondersi con il rumore di fondo del circuito. Il sistema di lettura può quindi interpretare in modo errato l’informazione relativa al colore o alla luminosità di un pixel, generando punti difformi rispetto a quelli adiacenti e producendo il caratteristico effetto di rumore visibile nell’immagine.
Tempo di esposizione

Per impressionare la pellicola o il sensore serve una certa quantità di luce che dipende dalle sue caratteristiche. Questa quantità di luce, come abbiamo detto, può arrivare tutta in pochissimo tempo, ad esempio se si fotografa in una bella giornata di sole, o si usa il flash, o poco per volta in molto più tempo, come succede nelle foto notturne. Nel primo caso si otterranno foto nitide, nel secondo di otterranno foto mosse a meno che non si usi un cavalletto. Spesso, giocando sul tempo di esposizione, si ottengono effetti spettacolari: pensate alla bellezza dei getti d’acqua di una fontana fermati nel loro percorso o alle scie colorate lasciate dai fanali delle auto in certe foto notturne. Un fotografo professionista può fermare il gesto di un atleta scattando a 1/1000 di secondo o disegnare le scie luminose delle auto con 10 secondi di esposizione; oggi l’iPhone può fare lo stesso, spesso combinando più scatti per risultati ancora più puliti.
Il tempo di esposizione si misura in secondi e nei suoi sottomultipli. Più il range di esposizione è ampio, maggiore è la qualità della fotocamera. Apple non dichiara qual è il range dei tempi di esposizione dei suoi iPhone. Diverse fonti affidabili, per l’iPhone 16 pro indicano in 30 secondi il limite superiore ed 1/8000 di secondo quello inferiore. Si tratta di valori tipici delle fotocamere reflex professionali.
Il fatto che con un iPhone si possa fare splendide foto notturne senza usare cavalletto, è un miracolo compiuto dalle tecniche di fotografia computazionale. Noe parlo più avanti in questo stesso articolo.
Lunghezza focale e focale equivalente
La lunghezza focale indica la distanza, espressa in millimetri, tra il centro ottico dell’obiettivo e il piano del sensore quando la messa a fuoco è all’infinito. Nel formato 35 mm, quello che contraddistingueva la pellicola maggiormente utilizzata dove ogni fotogramma misurava 24×36 millimetri, un 50 mm è considerato “normale” perché restituisce un campo visivo simile a quello dell’occhio umano. A lunghezza focale maggiore corrisponde un angolo di ripresa più stretto con il risultato di isolare una porzione minore della scena mettendo in risalto i particolari. I fotografi a bordo campo riescono a immortalare le prodezze del singolo calciatore usando teleobiettivi da 400 millimetri. Usando focali più corte, ad esempio 35 millimetri, riprenderebbero grandi porzioni del campo di gioco con i calciatori ridotti agli omini del subbuteo. Angoli stretti fanno passare dentro l’obiettivo meno luce perché la luce ripresa dalla scena è complessivamente minore, questo significherebbe, quindi, tempi maggiori per impressionare il sensore e l’impossibilità di fermare la scena. La soluzione è dotarsi di costosissimi teleobiettivi con lenti frontali molto grandi a raccogliere più luce possibile. Più la lunghezza focale è corta, più gli obiettivi inquadrano porzioni maggiori della scena, più luce entra nell’obbiettivo, minore sarà il tempo di esposizione necessario a impressionare il sensore, più bassa sarà la possibilità di ottenere foto mosse.

L’angolo di ripresa di un obiettivo, e quindi la sua classificazione come Normale, Teleobiettivo o Grandangolo, dipende dalla grandezza del sensore su cui deve proiettare l’immagine ripresa per impressionarlo. Osservate la figura sotto: un obiettivo da 50mm che riempa un sensore in formato Full Frame, quello di riferimento da 24×36 mm, con l’immagine ripresa, se proietta la stessa immagine su un sensore APS-C da 23.60×15.60 mm ne vedrà acquisita una parte più piccola. Quello che nel formato FullFrame compariva ai bordi del fotogramma, nel formato APS-C risulterà tagliato. In pratica, visto che per passare dalle dimensioni APS-C a quelle Full Frame bisogna moltiplicare per 1.5 circa, lo stesso obiettivo che sul Full Frame è un “normale” da 50 mm, nel formato APS-C diventa un “Tele” da 75 mm.
Figura 1

Questo fatto di rapportare la lunghezza focale di un obiettivo al formato Full Frame, quello conosciuto universalmente come 35 mm, è fondamentale per capire che tipo di foto otterremo dal nostro obiettivo.
Negli smartphone, dove il sensore è molto più piccolo, lunghezze focali reali di pochi millimetri corrispondono a valori di focali equivalenti molto più grandi nel formato 35 mm. La tabella 1 mostra per ciascun sensore della fotocamera principale degli ultimi quattro modelli di iPhone Pro la focale effettiva e quella equivalente e quanto misura la diagonale, un dato essenziale per effettuare il calcolo del rapporto di equivalenza.
| Modello | Risoluzione (MP) |
Diagonale sensore (mm) |
Dimensione nominale sensore (pollici) |
Dimensioni sensore (mm) |
Pixel pitch (µm) |
Focale effettiva (mm) |
Focale equivalente (mm) |
| iPhone 13 Pro | 12 | 9,53 | 1/1.65” | 7,60 × 5,70 | 1,9 | 6,5 | 26 |
| iPhone 14 Pro | 48 | 12,25 | 1/1.28” | 9,80 × 7,35 | 2,44 / 1,22* | 6,0 | 24 |
| iPhone 15 Pro | 48 | 12,25 | 1/1.28” | 9,80 × 7,35 | 2,44 / 1,22* | 6,0 | 24 |
| iPhone 16 Pro | 48 | 12,50 | 1/1.28” | 10,00 × 7,50 | 2,48 / 1,24* | 6,0 | 24 |
* Pixel binning 4-in-1: primo valore = pixel combinati (foto 12 MP), secondo valore = pixel fisici (foto 48 MP).
La tabella mostra la diagonale del sensore per ciascuna fotocamera. Considerato che la diagonale del sensore formato Full Frame è:

Il se si divide questo valore per la diagonale dell’obiettivo principale, si ottiene il fattore di crop per il quale bisogna moltiplicare la focale equivalente per ottenere quella effettiva.
Ad esempio per l’iPhone 14 Pro si ha:

e quindi la focale equivalente sarà:

Il calcolo ha dato un un valore leggermente inferiore rispetto a quello ufficiale, circa 21 mm, contro i 24 mm dichiarati da Apple. Il motivo di questa discrepanza è da ascriversi alla necessità di comunicare agli utenti un valore universalmente riconosciuto come grandangolare, la focale di 21 mm, infatti, viene considerata ultragrandangolare.
Diaframma
Il diaframma in fotografia è un dispositivo interno all’obiettivo costituito da lamelle che formano un foro di dimensione variabile. La sua funzione principale è regolare la quantità di luce che entra nella fotocamera e raggiunge il sensore.Il valore di f (detto anche numero f o rapporto f) è dato dal rapporto tra la lunghezza focale dell’obiettivo (f) e il diametro del foro del diaframma (D). In formula: f=LF/D.

Aperture più ampie (numeri f bassi, come f/1.4) lasciano entrare più luce, utili in condizioni di scarsa illuminazione e per ottenere effetti di sfocatura dello sfondo (bokeh); aperture più strette (numeri f alti, come f/16) lasciano entrare meno luce, aumentando la profondità di campo (vedi il prossimo paragrafo) e mettendo a fuoco più elementi nella scena contemporaneamente.
Tuttavia, nel caso dell’iPhone Pro, così come per tutti i modelli di iPhone e per la stragrande maggioranza degli smartphone in commercio, il diaframma delle lenti è fisso, corrisponde, infatti, alla massima apertura possibile, e non può variare fisicamente le dimensioni dell’apertura, a differenza delle macchine fotografiche tradizionali reflex o mirrorless. Questo significa che l’iPhone non regola la quantità di luce tramite un diaframma meccanico, ma simula il suo comportamento attraverso altre tecnologie — come sensori di rilevamento della distanza, algoritmi software e intelligenza artificiale. L’effetto sfocato nei ritratti fatti con la telecamera grandangolare dei nostri iPhone, ad esempio, non sarebbe ottenibile con quel tipo di ottica, ma viene realizzato artificialmente.
Va detto che maggiore è l’apertura massima di cui dispone un obiettivo, maggiori sono la sua qualità, il suo ingombro ed il suo costo.
Profondità di campo e iperfocale
La profondità di campo è la zona davanti e dietro al punto di messa a fuoco che appare nitida. Usando obiettivi grandangolari o anche altri obiettivi ma utilizzando diaframmi chiusi, questa zona può diventare molto ampia.
L’iperfocale è la distanza di messa a fuoco a partire dalla quale tutto, fino all’infinito, risulta accettabilmente nitido.
Per calcolare la distanza iperfocale, è necessario conoscere la lunghezza focale dell’obiettivo, l’apertura del diaframma e il circolo di confusione che caratterizza il sensore della fotocamera. La formula è: Iperfocale (H) = (lunghezza focale * lunghezza focale) / (apertura del diaframma * circolo di confusione), dove tutti i valori sono espressi in mm. Il circolo di confusione è la zona sfocata che si forma quando un punto luminoso non è perfettamente a fuoco in una fotografia. Più è piccolo, più l’immagine appare nitida. Una volta calcolata, la distanza iperfocale permette di ottenere la massima profondità di campo, ovvero la zona nitida nell’immagine, da circa metà della distanza di messa a fuoco impostata, fino all’infinito.
Alcune tabelle disponibili online, forniscono direttamente i valori dell’iperfocale per diverse combinazioni di lunghezza focale, apertura del diaframma e formato del sensore.
Sulla pellicola, chi faceva paesaggi metteva a fuoco proprio impostano la messa a fuoco sulla distanza dell’iperfocale per avere il massimo dettaglio.
Nella fotografia con gli smartphone, per il fatto che utilizzano in massima parte lenti grandangolari e ultragrandangolari, il calcolo dell’iperfocale è superfluo, in quanto le profondità di campo sono naturalmente più ampie.
Latitudine di posa
La latitudine di posa è la capacità di registrare dettagli sia nelle zone scure sia in quelle molto luminose. Mentre l’0cchio umano, guardando una scena con forti contrasti di luce, ha la capacità di leggere i particolari delle zone in ombra e di quelle illuminate contemporaneamente e con la stessa efficacia, le pellicole fotosensibili e i sensori delle macchine fotografiche digitali dei nostri smartphone se espongono per le zone illuminate non riescono a rilevare i dettagli in ombra, mentre se espongono per le zone in ombra “bruciano” le aree fortemente illuminate. Nei sensori digitali, il concetto di latitudine di posa prende il nome di gamma dinamica: più è ampia, meglio il sensore gestisce contrasti forti senza bruciare le luci o perdere dettagli nelle ombre. Tecniche di Fotografia Computazionale rendono possibile ottenere la valorizzazione dei dettagli delle zone in ombra senza bruciare le zone fortemente illuminate scattando, una di seguito all’altra, numerose fotografie con valori di esposizione diversi per i diversi livelli di illuminazione della scena. I fotogrami, poi, vengono fusi assieme in un’unica immagine esposta perfettamente in ogni sua parte. Questa tecnica di Fotografia Computazionale prende il nome di HDR, High Dinamic Range.
| Con HDR: il cielo è leggibile | Senza HDR: il cielo è “bruciato” |
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| Foto icamera.pro |
Gli ultimi modelli di iPhone utilizzano HDR automaticamente quando rilevano che sia più efficace. Su alcuni modelli di iPhone precedenti, è possibile controllare l’impostazione dell’HDR manualmente. Su iPhone XS, iPhone XR, modelli di iPhone 11, iPhone SE (seconda generazione) e iPhone 12, occorre andare in Impostazioni > Fotocamera, quindi disattivare “HDR smart”. Dalla schermata della fotocamera, sarà sufficiente toccare HDR per attivare o disattivare l’opzione.
Il sensore

È l’equivalente della pellicola. Più è grande, più luce può catturare, migliorando la qualità dell’immagine, soprattutto al buio. Il formato 24×36 mm era lo standard “full frame” su pellicola ed è stato ripreso anche sulle macchine fotografiche digitali professionali; sugli smartphone, i sensori sono molto più piccoli, ma la tecnologia di costruzione e l’impiego di sofisticati algoritmi di Fotografia Computazionale li ha resi estremamente efficienti.
Apple ha sempre cercato di mettere sui suoi iPhone, specialmente su quelli della fascia Pro, sensori che fossero quanto più grandi possibile. Il motivo è semplice: a parità di numero di megapixel contenuti nel sensore, più questi sono grandi, maggiore è la luce proveniente dall’obiettivo che colpisce il singolo elemento fotosensibile. Elementi foto sensibili di grandi dimensioni, quindi, permettono di impressionare il sensore più velocemente e, nelle scene con poca illuminazione, catturano al meglio la poca luce esistente. Dato che il singolo pixel, l’elemento fotosensibile, trasforma la luce che riceve in una piccola corrente elettrica, tanto questa è maggiore tanto minori saranno le possibilità di commettere errori di interpretazione per eccessiva vicinanza alle correnti parassite che circolano nel sensore.
Quella dei sensori più grandi, è una sfida molto dura. Sensori grandi hanno bisogno di obiettivi più luminosi e voluminosi, le cui dimensioni crescono ulteriormente al crescere della lunghezza focale. Questo è il motivo per il quale le fotocamere dell’iPhone sporgono così tanto dalla scocca sul retro.

Pixel e megapixel
Come abbiamo visto, ogni pixel è un piccolo recettore di luce. Più i singoli elementi sensibili o pixel sono grandi, più luce raccolgono. I megapixel indicano il numero totale di pixel, ma non sono tutto: un 12 MP con pixel grandi può fare foto migliori di un 48 MP con pixel minuscoli, soprattutto in condizioni di luce scarsa. Oggi, i sensori a 48 MP della fotocamera principale degli iPhone 15 e 16 Pro usano la tecnica pixel “binning” per combinare gruppi di pixel e ottenere un risultato più luminoso e nitido. Andando in Impostazioni->Fotocamera ->Formati, si può scegliere di salvare le foto a 12 o 24 Megapixel; se si sceglie questa seconda modalità, in fase di ripresa vengono fusi insieme, con tecniche di Fotografia Computazionale, due scatti: uno a 12 Megapixel, ottenuto acquisendo tutta la superficie del sensore ma raggruppando 4 a 4 i pixel adiacenti di uguale colore, in modo da ottenere una buona resa cromatica, ed un altro a 48 megapixel per mettere in risalto i dettagli.
Il risultato è notevole e permette di risparmiare spazio dí archiviazione prezioso.
Le foto scattate in modalità Notte, con il flash, in macro o acon effetti di illuminazione della modalità Ritratto verranno salvate a 12 Megapixel.
L’Image Signal Processor (ISP)
L’Image Signal Processor, trasforma i segnali elettrici raccolti dal sensore in immagini. L’ISP lavora in tempo reale compiendo miliardi di operazioni al secondo e gestendo il flusso di dati grezzi provenienti dal sensore.
Il suo compito principale è ottimizzare la qualità dell’immagine prima ancora che arrivi al software della fotocamera. Tra le funzioni essenziali:
- Riduzione del rumore digitale – fondamentale soprattutto negli scatti notturni, dove l’assenza di luce amplifica il rumore elettronico dovuto alle correnti parassite del sensore Anche in questo caso vengono raccolte numerose immagini della scena che si sta riprendendo. I valori del singolo pixel vengono confrontati per determinare quello corretto.
- Bilanciamento automatico del bianco – per garantire colori naturali in ogni condizione, dalle luci calde di una lampada al neon alla luce fredda del cielo nuvoloso.
- Fusione di esposizioni multiple – tecnica di fotografia computazionale denominata stacking che permette di combinare diverse immagini con esposizioni differenti in un’unica foto, catturando dettagli sia nelle ombre sia nelle alte luci.
- <strong”>Aumento della nitidezza e micro-contrasto – per restituire linee e contorni più definiti senza introdurre artefatti.
- Gestione avanzata del colore – che assicura tonalità fedeli e gradazioni morbide, evitando dominanti artificiali.
L’ISP di Apple lavora in sinergia con il Neural Engine. Mentre l’ISP esegue la categoria di operazioni appena descritte, il Neural Engine applica algoritmi di intelligenza artificiale come:
- Smart HDR, che riconosce le diverse aree della scena (volti, cielo, vegetazione) e ottimizza ciascuna in modo mirato.
- Deep Fusion, che sfrutta il machine learning per analizzare ogni singolo pixel e migliorare texture e dettagli, soprattutto in condizioni di luce intermedia.
- <>Modalità Notte, che ricostruisce l’immagine scattando più esposizioni a lunga durata, selezionando automaticamente le porzioni più nitide e luminose e fondendole in un risultato finale quanto più naturale possibile.
Fotografia computazionale
Negli smartphone, la qualità finale non dipende solo dall’ottica e dal sensore, ma anche da algoritmi che combinano più scatti, correggono distorsioni, ricostruiscono dettagli e migliorano il colore. Si tratta delle famose tecniche di fotografia computazionale che permettono ai nostri smartphone di superare i limiti fisici dell’obiettivo e del sensore.
La tecnica principale si chiama “stacking”, consiste nell’effettuare diversi scatti in rapida successione ed è applicata a diversi aspetti della ripresa.
Prima di premere il pulsante di scatto, infatti, la fotocamera sta già riprendendo, come continuerà a riprendere dopo che avremo scattato la fotografia. Le varie immagini, che verranno combinate per ottenere uno scatto perfetto, sono diverse per svariati parametri. Differiscono per l’esposizione (exposure stacking), così da realizzare l’HDR e ampliare latitudine di posa; sono diversi i piani di messa a fuoco (focus stacking), così da ottenere in immagine che sia tutta a fuoco o per permetterci selezionare il piano di messa a fuocoin post produzione. Nel caso della fotografia notturna, quella che Apple chiama “Midalità notte” vengono scattate molte foto della stessa scena per un periodo di tempo relativamente lungo (time stacking) che poi vengono fuse insieme per realizzare l’immagine finale nella quale ogni singolo pixel è stato illuminato tenendo info dei valori rilevati in tutta la sequenza.
Se volete approfondire questo argomento vi consiglio di leggere un articolo (link) di qualche mese fa nel quale il tema della Fotografia computazionale viene trattato in maniera approfondita.
Consigli di ripresa
Ad ognuna delle tre fotocamere dell’iPhone Pro corrisponde un obiettivo con focale diversa ed un diverso sensore. Avere in tasca un iPhone Pro equivale, fatte le dovute proporzioni, a portarsi dietro uno zaino fotografico con un corpo macchina, un ultra-grandangolo, un grandangolo e un teleobiettivo, oltre a un “zoom virtuale” che collega fluidamente queste focali e va molto oltre. Nei prossimi paragrafi, dopo l’enunciazione della principale regola di composizione, la regola dei terzi, e alcuni consigli di impostazione della fotocamera del vostro iPhone, vedremo come sfruttare al meglio ognuna delle tre ottiche per ottenere i risultati professionali che è giusto aspettarsi utilizzando uno smartphone top di gamma.
Questi consigli, è bene specificarlo, saranno utili anche a chi, pur non disponendo di un iPhone Pro, voglia utilizzare al meglio la fotocamera del proprio smartphone.
La regola dei terzi
Vi trascrivo il contenuto di Wikipedia, meglio di come hanno fatto loro non saprei scriverlo
La regola dei terzi è un accorgimento che è stato utilizzato per secoli dai pittori ed è tuttora molto diffuso nella composizione di una fotografia. Dividendo l’immagine in terzi e ponendo il soggetto in uno dei punti di intersezione delle linee immaginarie ottenute, si ritiene che l’immagine risulti più dinamica (rispetto a una composizione che pone il soggetto al suo centro), ma armonica al tempo stesso. La regola è talmente popolare che alcune macchine fotografichesono dotate di mirini con una griglia di suddivisione in terzi per aiutare il fotografo.
Secondo la regola dei terzi all’immagine va “idealmente” sovrapposto un reticolo composto da due linee verticali e due linee orizzontali (linee di forza), equidistanti tra loro e i bordi dell’immagine. L’immagine viene quindi divisa in nove sezioni uguali: il riquadro centrale prende il nome di “zona aurea” ed è delimitato dai quattro punti di intersezione delle linee (punti di forza, punti focali o fuochi). Questi sono i punti in cui l’occhio si concentra maggiormente dopo aver “guardato” il centro dell’immagine e dai quali raccoglie maggiore informazione.
Quindi le linee di forza devono essere intese come uno scheletro immaginario su cui si basa la composizione. Semplificando, è come se nell’immagine agissero delle forze invisibili che indicano il percorso visivo catturando l’attenzione dell’osservatore. Se nella pittura artisti come Matisse hanno spesso applicato la regola dei terzi, in fotografia, possiamo citare, uno per tutti, l’emblematico fotoartista che ha sempre utilizzato la regola dei terzi nella realizzazione delle sue immagini: Henri Cartier-Bresson. Quest’ultimo ha sempre voluto che le sue opere fossero rappresentate, in stampa, nella loro integrità ossia a pieno formato senza tagli. Tale pretesa trova giustificazione nel fatto che qualsiasi postuma diversa inquadratura che poteva avvenire anche non volutamente in stampa, avrebbe variato la posizione dei punti aurei concepiti in ripresa e quindi avrebbe cambiato il percorso di lettura e con esso il senso dell’immagine.
Praticamente, in fotografia, per applicare la regola dei terzi, sarà necessario, per mezzo del mirino in dotazione alla fotocamera, collocare gli elementi più importanti del soggetto nei punti aurei dell’inquadratura nel rispetto della prospettiva non in modo casuale ma avendo ben chiaro il messaggio che vogliamo arrivi a chi osserverà le nostre opere.

In generale, per rendere l’immagine più dinamica il soggetto deve essere posto sulle linee di forza dell’immagine (solitamente quelle verticali) o più precisamente nei punti focali dell’inquadratura; la posizione decentrata ne risalta l’importanza. Le linee di forza orizzontali, nella composizione di fotografie paesaggistiche, sono utilizzate come riferimenti per posizionare l’orizzonte e i piani di prospettiva. Inoltre si possono utilizzare come linee guida quelle diagonali che passano per due fuochi opposti.
La regola dei terzi è applicabile a ogni formato, che può essere quindi anche quadrato o panoramico, ogni volta, cioè, che è possibile suddividere l’immagine in terzi.
Prima di iniziare
Prima di iniziare a fotografare è bene abilitare due controlli che a vi aiuteranno a inquadrare meglio la scena che volete riprendere.
In impostazioni>fotocamera, scegliete di abilitare la Grigia e l’Allineamento Orizzontale. La prima vi aiuterà a comporre l’immagine seguendo la regola dei terzi, il secondo ad avere un allineamento perfetto con l’orizzonte. La linea bianca spezzata che vedete al centro della foto, quando l’iPhone sarà perfettamente allineato con l’orizzonte apparirà unita e di colore giallo.

Ultra-grandangolo – 13 mm equivalenti
È la fotocamera che equipaggia, oltre agli iPhone della serie Pro gli iPhone standard a iniziare dall’iphone 11 del 2019. Questa fotocamera permette di catturare scene molto ampie in modo spettacolare. È adatta per fotografare paesaggi, palazzi e interni, ma richiede attenzione nella composizione: le linee ai margini del fotogramma possono deformarsi facilmente, gli errori di allineamento vengono evidenziati e gli elementi in primo piano risultano ingigantiti; ma se si sfruttano la capacità di sfalsare i piani e di deformare gli oggetti a vantaggio della composizione, il risultato può essere veramente d’impatto. Un consiglio utile è avvicinarsi molto al soggetto principale per sfruttare la prospettiva drammatica, evitando, però, di posizionare visi o comunque persone ai bordi dell’inquadratura, dove le distorsioni diventano evidenti. Ai bordi dell’inquadratura, invece, è bene posizionare elementi la cui deformazione contribuisce a rendere drammatica la scena e in primo piano gli elementi sui quali si vuole fare cadere l’attenzione di chi guarda. Mentre componete l’immagine, assicuratevi che le linee ai bordi siano perfettamente diritte e perpendicolari al suolo.
Cercate la simmetria, ma tenete presente che per essere certi di riuscire a cogliere l’essenza del soggetto, specialmente con la fotocamera ultra grandangolare, è necessario provare a riprenderlo da diverse distanze e punti di vista.


Riepilogando:
- Avvicinatevi il più possibile ai vostri soggetti, non abbiate paura di farlo. fate entrare il soggetto nella foto da protagonista. Attenzione: il soggetto non è sempre una persona o un animale. Cercate di mettere davanti alla scena qualcosa che, apparendo più grande, darà l’impressione della profondità.
- Cambiate punto di vista, provate a riprendere il soggetto con diverse angolazioni: avendo i vostri occhi una focale equivalente di 50 mm, il vostro cervello, per quanto allenato, non riesce a capire come verrebbe la foto da un altro punto di vista count obiettivo da 13 mm. Fate diversi tentativi da avvicinatovi, andando a destra o sinistra, abbassandovi o alzandovi. Solo così riuscirete a tirar fuori l’anima dal soggetto.
- Attenzione alle linee e alla prospettiva: cercate di inserire una prospettiva geometrica nel vostro scatto: Che siano palazzi, muri, ringhiere, binari inserite il soggetto in una composizione d’effetto usando questi elementi. Fate partire le linee dal centro o dai bordi dell’inquadratura e fate in modo che si prolunghino il più possibile in lontananza dando alla foto un’enorme senso di profondità.

Dati tecnici ultragrandangolare
| Modello | Risoluzione (MP) |
Diagonale sensore (mm) |
Dimensione nominale sensore (pollici) |
Dimensioni sensore (mm) |
Pixel pitch (µm) |
Focale effettiva (mm) |
Focale equivalente (mm) |
| iPhone 13 Pro | 12 | ≈ 4,71 | 1/3,4″ | ≈ 3,76 × 2,82 | 1,0 | ≈ 1,41 | 13/f 1.8 |
| iPhone 14 Pro | 12 | ≈ 6,27 | 1/2,55″ | ≈ 5,02 × 3,76 | 1,4 | ≈ 1,89 | 13/ƒ 2.2 |
| iPhone 15 Pro | 12 | ≈ 6,27 | 1/2,55″ | ≈ 5,02 × 3,76 | 1,4 | ≈ 1,89 | 13/ƒ 2.2 |
| iPhone 16 Pro | 48 | ≈ 6,27* | 1/2,55″* | ≈ 5,02 × 3,76* | 0,7* | ≈ 1,89* | 13/ƒ 2.2 |
Grandangolo – 24 / 28 / 35 /48 mm equivalenti
La fotocamera principale dell’iPhone, avendo una focale di 24 mm è di tipo grandangolare, ma attraverso l’uso di crop e tecniche di fotografia computazionale, in fase di scatto è possibile scegliere anche altre due focali grandangolari “classiche”, la 28 e la 35 mm, ed una normale, 48 mm, che si avvicina all’obbiettivo da 50 mm, in assoluto il più utilizzato dai fotografi professionisti ed amatoriali. Apple considera queste focali “ottiche”, in quanto vengono realizzate partendo da un crop del sensore, vale a dire prendendone una porzione centrale più piccola e non utilizzando l’ingrandimento dell’immagine via software. Per passare tra le focali 24, 28 e 35 mm, premete sul simbolo 1x in basso nell’interfaccia: verrà mostrata la focale selezionata ed il rispettivo fattore di ingrandimento 1x, 1.2x e 1.5x. Per passare alla focale 48 mm premete sul simbolo 2x.
ll 24 mm è la focale più versatile: permette di includere bene i soggetti in ambienti ampi, di dare respiro a una scena e di ottenere fotografie capaci di trasmettere aria e spazio. Presenta le stesse problematiche di impiego dovute alla deformazione che introduce del 13 mm, ma in questo caso sono notevolmente attenuate. Il 28 mm rappresenta un equilibrio molto apprezzato dai fotografi documentaristi: mantiene ampiezza ma introduce proporzioni più naturali. Il 35 mm è forse la focale narrativa per eccellenza, perfetta per street photography, ritratti ambientati e reportage: avvicina il fotografo alla scena senza distorsioni marcate. Il 48 mm, come ho detto qualche riga fa, si avvicina allo sguardo umano e restituisce immagini “oneste”, ideali per ritratti, dettagli e situazioni dove si vuole un rapporto diretto e più intimo con il soggetto. Ricordate di utilizzarlo impostando la modalità ritratto, così da poter modificare la sfocatura fino ad annullarla in fase di post-produzione già sullo stesso iPhone o cambiare il piano di messa a fuoco.

Riepilogando:
- 24 mm – usatelo quando volete dare respiro alla scena, esaltare lo spazio o trasmettere ampiezza. Attenzione però alle deformazioni sui margini: non avvicinate troppo i volti ai bordi.
- 28 mm – una via di mezzo: equilibrato e naturale, perfetto per reportage veloci e foto di viaggio.
- 35 mm – la focale dei narratori: ideale per raccontare storie, con la giusta vicinanza ai soggetti senza schiacciarli né isolarli troppo.
- 48 mm – la focale normale: ottima per ritratti, dettagli, oggetti, scene quotidiane che volete restituire così come le vedete. È quella che più si avvicina al modo in cui percepiamo il mondo a occhio nudo.
Dati tecnici grandangolare
| Modello | Risoluzione (MP) |
Diagonale sensore (mm) |
Dimensione nominale sensore (pollici) |
Dimensioni sensore (mm) |
Pixel pitch (µm) |
Focale effettiva (mm) |
Focale equivalente (mm) |
| iPhone 13 Pro | 12 | 9,53 | 1/1.65” | 7,60 × 5,70 | 1,9 | 6,5 | 26 |
| iPhone 14 Pro | 48 | 12,25 | 1/1.28” | 9,80 × 7,35 | 2,44 / 1,22* | 6,0 | 24 |
| iPhone 15 Pro | 48 | 12,25 | 1/1.28” | 9,80 × 7,35 | 2,44 / 1,22* | 6,0 | 24 |
| iPhone 16 Pro | 48 | 12,50 | 1/1.28” | 10,00 × 7,50 | 2,48 / 1,24* | 6,0 | 24 |
- Pixel binning 4-in-1: primo valore = pixel combinati (foto 12 MP), secondo valore = pixel fisici (foto 48 MP).
Teleobiettivo – 77 mm / 120 mm equivalenti
Con l’iPhone 15 Pro troviamo un teleobiettivo da 77 mm, mentre su iPhone 15 Pro Max è presente un teleobiettivo periscopico da 120 mm. Dal modello iPhone 16 Pro in poi, Apple ha uniformato i due sistemi, adottando solo il teleobiettivo periscopico da 120 mm su entrambi i modelli (iPhone 16 Pro e 16 Pro Max)-
Il 77 mm è una focale classica per ritratti, con buona compressione prospettica e sfocatura naturale. Con questa focale si riesce abbastanza bene ad isolare il soggetto nei ritratti, senza renderlo completamente avulso dalla realtà che lo circonda. Il consiglio è sfocare lo sfondo in modo da creare un’ambientazione che non sia preponderante rispetto al soggetto. Naturalmente la ripresa con questo obiettivo fa fatta con la modalità ritratto che consente in post-produzione di regolare il piano di messa a fuoco e il livello di sfocatura.

Provate il 120 mm per raccontare dettagli architettonici o, ad esempio, per isolare un soggetto immerso nella folla: il resto delle persone risulteranno sfuocate e l’attenzione dell’osservatore cadrà sulla persona inquadrata.
Attenzione alla luce: i tele hanno apertura più chiusa rispetto al grandangolo e richiedono condizioni luminose migliori. Anche se la fotocamera dedicata a questa focale è dotata di stabilizzazione ottica, in condizione di luce scarsa è meglio cercare un appoggio.
Per capire appieno le potenzialità di questa focale non c’è niente di meglio che sperimentare: con il 120 mm potete ottenere prospettive insolite anche da lontano, raccontando particolari di storie che con le altre focali resterebbero invisibili.

Se siete in viaggio, alternate 24/35 mm e 77/120 mm: il contrasto fra ampio respiro e dettagli ravvicinat renderà il racconto fotografico più completo.
Riepilogando:
- Il 77 mm nei ritratti offre volti proporzionati e sfondi sfocati con eleganza. Per ottenere lo stesso effetto con il 120 mm dell’iPhone 16 Pro e Pro max sarà necessario allontanarsi dal soggetto.
- Il 120 mm è perfetto per catturare dettagli architettonici o soggetti lontani. Essendo una focale lunga, sebbene disponga di stabilizzazione ottica, richiede mani stabili o un appoggio.
- Uso in scarsa luce: il tele ha apertura f/2.8, quindi richiede condizioni luminose favorevoli: meglio usarlo di giorno o con luce intensa.
- Combinazioni di focali: alterna 24/35 mm e 120 mm per raccontare storie complete—dal contesto d’insieme alla scena ravvicinata.
Dati tecnici Teleobiettivo
| Modello | Risoluzione (MP) |
Diagonale sensore (mm) |
Dimensione nominale sensore (pollici) |
Dimensioni sensore (mm) |
Pixel pitch (µm) |
Focale effettiva (mm) |
Focale equivalente (mm) |
| iPhone 13 Pro | 12 | ≈ 4,71 | 1/3,4″ | ≈ 3,76 × 2,82 | 1,0 | ≈ 8,37 | 77 |
| iPhone 14 Pro | 12 | ≈ 4,71 | 1/3,4″ | ≈ 3,76 × 2,82 | 1,0 | ≈ 8,37 | 77 |
| iPhone 15 Pro | 12 | n.d. | n.d. | — | n.d. | — | 77 |
| iPhone 16 Pro | 12 | ≈ 5,00* | 1/3,2″* | ≈ 4,00 × 3,00* | 1,12* | ≈ 13,87* ‡ | 120 |
Modalità Macro
A partire dal l’iPhone 13 Pro, Apple ha introdotto la possibilità di scattare foto macro. La fotocamera utilizzata è la Ultra Grandangolare, qualunque sia l’ingrandimento scelto. Avvicinandosi a meno di 10 cm dal soggetto, il software della fotocamera seleziona automaticamente la modalità macro e attiva la fotocamera grandangolare anche se l’ingrandimento selezionato risulterà essere 1x. Apple ha scelto di effettuare un crop della zona centrale del sensore della fotocamera 0,5x per evitare le deformazioni introdotte dall’obiettivo ultra grandangolare. Anche gli ingrandimenti 1.2x, 1.5x, 2x e 5x, che possono essere selezionati in fase di ripresa, sono ottenuti utilizzando un crop della porzione centrale del sensore della fotocamera ultra grandangolare ed è possibile, comunque, utilizzare l’intera superficie del sensore selezionando il pulsante 0,5x.
Le foto migliori sono quelle che ritraggono fiori e piante o animali collaborativi che si lasciano avvicinare come ragni o alcune specie insetti; per fotografare certi animali, infatti, la necessità di avvicinarsi ad almeno 10 cm può essere un problema perché li induce a scappare.
Per ottenere buoni risultati, scegliete una giornata nuvolosa e senza vento. La luce diffusa eviterà ombre troppo dure, e l’assenza di movimento sarà fondamentale: a queste distanze, infatti, basta un minimo spostamento del soggetto per perdere completamente la messa a fuoco.

Riepilogando:
- La modalità macro utilizza sempre la fotocamera ultra-grandangolare.
- L’ingrandimento avviene tramite crop del sensore (anche a 1x, 2x o 5x).
- Distanza minima di messa a fuoco: circa 10 cm.
- Soggetti ideali: fiori, piante, insetti, piccoli animali.
- Condizioni migliori: luce diffusa e assenza di vento.
Lo zoom digitale
Lo zoom digitale dell’iPhone al contrario degli obiettivi ottici tradizionali, non ha lenti che si muovono, ma lavora croppando il sensore e arricchendo di dettagli l’immagine con la fotografia computazionale. Dietro questa descrizione semplicistica si nasconde, in realtà, un processo molto più raffinato, che permette di ottenere risultati sorprendenti.
Lo zoom digitale lavora in due modi diversi a seconda che si voglia utilizzare una focale intermedia tra due focali ottiche o che si voglia ottenere ingrandimenti superiori alla focale ottica più lunga: 120 mm per iPhone 16Pro e Pro Max che vengono estesi fino a 25x, 77mm per l’iPhone 13 Pro, e Max, per l’iPhone 14 Pro e Max e per l’iPhone 15 Pro che vengono portati fino a 15x
Quando si passa da una focale ottica all’altra – ad esempio dal 24 mm al 48 mm – le posizioni intermedie non corrispondono a una lente fisica. In questi casi entra in gioco il cosiddetto “scatto ibrido”: l’iPhone sceglie la fotocamera più adatta, ritaglia la parte centrale del sensore e ricostruisce i dettagli usando Deep Fusion, Smart HDR e il Neural Engine. Non è un semplice ingrandimento: più fotogrammi vengono combinati per restituire texture realistiche, un contrasto naturale e ridurre al minimo l’effetto sgranato. Il consiglio, naturalmente, è di utilizzare le focali fisse, ma in caso di necessità è bene sapere che i risultati migliori si ottengono quando il valore intermedio è nella zona delle focali corte, ad esempio tra 13mm e 24mm e se si sta fotografando con una buona luce.
Quando si va oltre la focale ottica più elevata per arrivare al 25x o al 15x, si usa il crop della porzione centrale del sensore del tele e si “ricostruisce” il dettaglio con algoritmi di fotografia computazionale.
L’iPhone cattura più fotogrammi con esposizioni diverse, poi li fonde scegliendo, pixel per pixel, le parti con migliore rapporto segnale/rumore, miglior micro-contrasto e colore. Photonic Engine sposta questa fusione “in anticipo” nella pipeline di elaborazione delle immagini per conservare più informazione grezza, per fare in modo, cioè di impedire alle elaborazioni successive di eliminare dettaglio; Deep Fusion, quindi, rifinisce la texture e riduce rumore a livello di singolo pixel.
Notevole importanza va data alla Stabilizzazione e alle tecniche di allineamento. A certi fattori di zoom, un minimo tremolio distrugge i dettagli. Per questo il tele 5x Tetraprism usa la stabilizzazione a spostamento del sensore che aiuta l’allineamento dei frame prima della fusione. Più frame bene allineati = più informazione utile da combinare. Le successive fasi sono Ricostruzione “intelligente” e lo sharpening.
Dopo la fusione, entra il in gioco il machine learning che effettua la limitazione del rumore non distruttiva, lancia i processi di deconvoluzione/sharpening mirati alle texture (pelli, fogliame, scritte), trattando in modo diverso soggetto e sfondo
I formati di acquisizione su iPhone Pro
Quando scattiamo una foto con l’iPhone, dobbiamo decidere in quale formato quell’immagine verrà salvata. È una scelta che influenza non solo la qualità visiva, ma anche lo spazio occupato sul dispositivo e il margine di intervento che avremo in post-produzione.
Per chi fa della fotografia il suo mestiere, i formati non sono un dettaglio marginale: Apple ha introdotto negli anni opzioni sempre più avanzate per soddisfare esigenze diverse, dal semplice scatto “punta e condividi” fino al controllo totale tipico della fotografia professionale. La selezione del formato avviene dall’app Impostazioni > Fotocamera > Formati, dove possiamo decidere se privilegiare l’efficienza, la compatibilità o la massima qualità.
Qui troviamo tre grandi famiglie:
Formati compressi e pronti all’uso (HEIC o JPEG), pensati per occupare meno spazio e facilitare la condivisione.
Formati ad alta qualità ma più pesanti (Apple ProRAW), che conservano i dati grezzi del sensore per un editing avanzato.
Formati video specifici (come ProRes), che seguono la stessa logica di offrire maggiore controllo a costo di file molto più grandi.
Un equivoco comune è credere che il RAW — o meglio il ProRAW, secondo la declinazione di Apple — sia sempre la scelta migliore. Non è così. In realtà, ogni formato risponde a un equilibrio tra qualità, praticità e spazio di archiviazione. Se il RAW permette una libertà creativa estrema, non è detto che sia l’opzione più adatta all’uso quotidiano: spesso HEIC o JPEG, grazie agli algoritmi di elaborazione Apple (Smart HDR, Deep Fusion, Photonic Engine), offrono risultati già ottimizzati, pronti da usare e sorprendentemente flessibili in post-produzione, soprattutto quando questa avviene già a bordo dell’iPhone..
In altre parole, scegliere il formato non significa scegliere “giusto o sbagliato”, ma capire quale sia quello più adatto alla situazione.
HEIC (High Efficiency Image Codec)
È il formato predefinito introdotto da Apple con iOS 11. Si basa sul codec HEIF ed è progettato per garantire alta qualità con file molto più leggeri rispetto al JPEG.
Pro:
- Occupa circa la metà dello spazio rispetto a un JPEG.
- Supporta trasparenza, Live Photos, profondità, sequenze e più informazioni sul colore (10 bit invece degli 8 bit del JPEG).
- Perfetta integrazione con iCloud e condivisione immediata sulle piattaforme moderne.
Contro:
- Compatibilità ridotta con sistemi più vecchi o software non aggiornati (seppur sempre meno rilevante).
Quando usarlo: nella quotidianità, per chi vuole il miglior compromesso tra qualità e spazio occupato, senza rinunciare alla possibilità di effettuare qualche ritocco leggero in post-produzione.
JPEG
È Il formato fotografico universale, disponibile come opzione quando si sceglie “Massima compatibilità” nelle impostazioni.
Pro:
- Compatibilità totale con qualsiasi dispositivo o software.
- File subito pronti per stampa, web o trasferimento senza conversioni.
Contro:
- Occupa più spazio di HEIC.
- Compressione con perdita maggiore rispetto a HEIC, con gamma colore più limitata (8 bit).
- Meno margine operativo in post-produzione.
Quando usarlo: quando è necessaria la massima compatibilità, ad esempio se si lavora con sistemi che non supportano HEIC, o per chi preferisce un formato “sempre leggibile” senza sorprese.
Apple ProRAW
Introdotto con l’iPhone 12 Pro, è la versione Apple del RAW tradizionale. Combina i dati “grezzi” del sensore con l’elaborazione computazionale di Apple (Smart HDR, Deep Fusion, Photonic Engine). In questo modo, lo scatto mantiene la flessibilità del RAW ma parte da una base già ottimizzata.
Pro:
- File a 12 o 24 bit con enorme gamma dinamica.
- Grande margine di intervento in post-produzione su esposizione, bianchi/neri e bilanciamento del colore.
- Ideale per flussi di lavoro professionali classici con Lightroom e Photoshop.
Contro:
- File molto pesanti: circa 25 MB per immagine, contro i 2-3 MB dell’HEIC.
- Richiedono tempo e software per essere sviluppati: non sono immediatamente pronti alla condivisione.
- Per certi versi non migliorano di molto la resa la resa rispetto a HEIC, per scatti rapidi può risultare uno “spreco”.
Quando usarlo: in contesti in cui la qualità massima è prioritaria, come paesaggi, foto notturne o quando si prevede un editing approfondito. Sconsigliato per uso quotidiano o reportage veloci, dove la velocità di scatto e la leggerezza dei file con la conseguente velocità di trasmissione a distanza sono più importanti.
Claudio Di Tursi per ApplePhilosophy
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Ottimo articolo .
Grazie Marco🥰